L’entrata in vigore del Regolamento Delegato (UE) 2026/285, che completa l’architettura del regolamento quadro 2024/3012 sul Carbon Removal Certification Framework, impone all’Italia una riflessione che non è più rinviabile. Il nuovo quadro europeo stabilisce protocolli rigorosi di Monitoring, Reporting and Verification (MRV) per le attività di sequestro del carbonio nel suolo: senza un sistema di raccolta dati affidabile, capillare e tecnologicamente adeguato, nessun credito di carbonio potrà essere certificato e scambiato sul mercato.
LA TECNOLOGIA AGROMECCANICA COME ABILITATORE DEL SISTEMA
Uncai segnala che l’Italia dispone già di questa infrastruttura. Le imprese agromeccaniche gestiscono oltre il 60% delle operazioni colturali nazionali e operano con macchine dotate di tecnologie di precisione — telemetria, sensori di mappatura del suolo, sistemi di tracciamento delle lavorazioni — capaci di generare esattamente la tipologia di dati richiesti dai protocolli MRV europei. Ogni passaggio di minima lavorazione, ogni semina su sodo eseguita da un contoterzista costituisce un evento tracciabile che può alimentare un registro nazionale dei crediti.
IL RISCHIO DI ESCLUSIONE E I COSTI DELLA FRAMMENTAZIONE
Nonostante ciò, le imprese agromeccaniche restano escluse dalle strategie nazionali sul tema, relegate a un ruolo esecutivo anziché riconosciute come soggetti abilitanti del sistema. È un ritardo che ha un costo concreto: frammentare la gestione del monitoraggio su singole aziende agricole — spesso troppo piccole per sostenere gli investimenti necessari — significa rendere il mercato dei crediti inaccessibile e la certificazione italiana non competitiva rispetto ad altri Paesi europei.
L’aPPELLO DI APRONIANO TASSINARI AL GOVERNO

«L’Europa ha appena fissato le regole del gioco», ha dichiarato Aproniano Tassinari (nella foto sopra), presidente di Uncai. «Chi possiede i dati, possiede il mercato. Le imprese agromeccaniche hanno già le macchine, le tecnologie e la presenza territoriale per essere i soggetti certificatori di fatto del sequestro di carbonio in agricoltura. Continuare a ignorarle nella definizione della strategia nazionale non è una scelta neutrale: è un errore che si paga in termini di crediti non certificati, opportunità perse e dipendenza da sistemi esteri. Chiediamo che il Governo apra un tavolo specifico che includa la nostra categoria, e lo faccia adesso».
VERSO UNA GOVERNANCE CONDIVISA
Uncai auspica che il Ministero dell’Agricoltura e il Ministero dell’Ambiente avviino con urgenza un confronto strutturato con le rappresentanze degli agromeccanici per definire il ruolo di questa categoria nella governance nazionale del mercato volontario del carbonio, in coerenza con quanto previsto dal quadro normativo europeo.
Fonte: Uncai