Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha inferto un duro colpo all’accordo Ue-Mercosur votando a favore del ricorso alla Corte di Giustizia Ue per ottenere un parere giuridico. Una scelta che, maturata sulla scia dalle grandi mobilitazioni del settore primario avvenute a Bruxelles e a Strasburgo, potrebbe congelare l’entrata in vigore dell’intesa per diversi mesi.
Com’è noto, l’accordo commerciale tra Unione europea e Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, siglato lo scorso 17 gennaio in Paraguay dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e finalizzato a creare un’area di libero scambio per oltre 700 milioni di persone prevedendo un taglio drastico dei dazi, ha creato profonde controversie.
UNA FRATTURA TRA AGRICOLTURA E INDUSTRIA
Il voto di Strasburgo ha rivelato un Parlamento spaccato a metà, con 334 voti favorevoli al ricorso, 324 contrari e 11 astenuti. Oltre alla divisione politica, si registra una netta frattura tra i settori economici: se l’industria critica lo stop vedendo nell’intesa un’opportunità per l’export e il rafforzamento dell’UE in America Latina, il mondo agricolo esulta per il rinvio del testo alla Corte di Giustizia.
IL FRONTE COMPATTO DELLE ORGANIZZAZIONI AGRICOLE ITALIANE
In Italia, le principali organizzazioni di categoria si sono mostrate unite nel celebrare l’esito del voto. Coldiretti, Confagricoltura E CIA risultano compatte nel sostenere la decisione del Parlamento europeo. Anche a livello europeo, i sindacati Copa e Cogeca hanno commentato che questo voto convalida le legittime preoccupazioni della comunità agricola dell’UE.
COLDIRETTI: “STOP ALLA DERIVA AUTOCRATICA”

Coldiretti ha accolto il voto come una vittoria contro quella che ha definito una “deriva autocratica”. Secondo l’organizzazione, il rinvio alla Corte di Giustizia rappresenta una risposta politica ai tentativi di imporre un accordo bypassando il ruolo democratico dell’Europarlamento. «È un segnale forte e necessario per arginare scelte che avrebbero escluso la dignità delle istituzioni e dei produttori», il commento dell’organizzazione che ha sottolineato come d’ora in avanti ogni intesa dovrà fondarsi su trasparenza e tutela del modello agricolo europeo.
CONFAGRICOLTURA: “L’EUROPARLAMENTO HA ACCOLTO LE NOSTRE PERPLESSITÀ”

Per Confagricoltura, il voto conferma quanto l’accordo sia divisivo e potenzialmente dannoso per il settore primario italiano ed europeo. L’organizzazione ribadisce che le politiche commerciali non possono premiare standard produttivi più bassi rispetto a quelli europei. La preoccupazione principale riguarda infatti l’afflusso sul mercato europeo di alimenti a basso costo e di qualità inferiore provenienti dai Paesi del Sud America. In un momento di incertezze geopolitiche, è essenziale, a detta dell’organizzazione, tutelare un settore che garantisce stabilità economica e sicurezza alimentare con cibo sano e di qualità.
CIA: “SENZA RECIPROCITÀ L’AGRICOLTURA VA A PEZZI”

Sulla stessa linea CIA-Agricoltori Italiani, che vede nel voto di Strasburgo la prova che le istanze della categoria sono state finalmente ascoltate. Il presidente nazionale Cristiano Fini ha dichiarato che il rinvio è fondamentale per verificare la compatibilità del trattato con i principi UE e con le condizioni poste dagli agricoltori. La CIA avverte chiaramente: «Senza reciprocità piena e controlli serrati non c’è accordo che tenga; la zootecnia Made in Italy rischierebbe un giro d’affari da 22 miliardi e 40mila posti di lavoro».
I PUNTI CRITICI DELL’INTESA
Mentre l’industria critica il rinvio vedendo sfumare opportunità di export, il fronte agricolo resta compatto nel denunciare:
- Mancanza di reciprocità: gli agricoltori UE devono rispettare regole ferree che non verrebbero applicate ai prodotti sudamericani.
- Concorrenza sleale: il rischio di un afflusso massiccio di alimenti a basso costo e qualità inferiore.
- Sovranità democratica: la necessità che il Parlamento non venga scavalcato in decisioni di tale portata.
Fonti: CIA, Coldiretti, Confagricoltura