Il colosso britannico dell’ingegneria svela il veicolo speciale Hydromax da 1.600 CV che cercherà di riscrivere la storia della velocità su terra con emissioni zero.
A distanza di vent’anni dallo storico primato del motore diesel, il gigante britannico dell’edilizia e dell’agricoltura JCB è pronto a lanciare una nuova, ambiziosa sfida: stabilire il record mondiale di velocità su terra con un veicolo alimentato interamente a idrogeno.
Il progetto si chiama JCB Hydromax. A soli dodici mesi dai primi disegni tecnici, il veicolo è oggi una realtà tangibile e ha già iniziato la sua campagna di test ufficiali nel Regno Unito, propedeutica alla spedizione negli Stati Uniti.
DAI CAMPI DI SCAVO ALLA PISTA: I TEST A 285 CHILOMETRI ORARI

La base RAF di Wittering, nel Cambridgeshire, ha fatto da cornice ai primi collaudi dinamici del JCB Hydromax. Sotto la guida esperta del Comandante di Squadriglia Andy Green OBE – l’uomo più veloce del mondo e l’unico ad aver abbattuto la barriera del suono su terra – il bolide lungo 9,75 metri ha già toccato la sbalorditiva velocità di 285 km/h (177 mph).
Non si è trattato di semplici giri di pista, ma di un programma completo volto a simulare ogni singola variabile del “pit-stop”: dalle delicate procedure di rifornimento rapido dell’idrogeno fino ai cambi gomme, elementi che sul lago salato faranno la differenza tra il successo e il fallimento.
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LA TECNOLOGIA SOTTO IL COFANO: 1.600 CV A EMISSIONI ZERO

Il vero cuore del JCB Hydromax risiede nella sua motorizzazione: due motori a combustione interna a idrogeno che erogano una potenza combinata di 1.600 CV. La straordinarietà di questa tecnologia sta nel fatto che si tratta degli stessi identici propulsori derivati dalla produzione di serie che oggi equipaggiano le macchine da scavo del marchio.
Per gestire una simile potenza a emissioni zero, il team di ingegneri ha dovuto superare sfide tecniche imponenti:
- Raffreddamento estremo: i soli pistoni richiedono un flusso continuo di un litro di olio al secondo per evitare il surriscaldamento – un flusso d’olio pari a quello di tutto il resto del motore messo insieme.
- Turbocompressori in titanio: lavorano a quasi 300 °C e ruotano a oltre 150.000 giri al minuto, arrivando a pompare l’equivalente d’aria di una normale vasca da bagno ogni mezzo secondo.
- Leggerezza e cablaggi: un chilometro di cavi attraversa la vettura, mentre l’uso massiccio di componenti stampati in 3D ha permesso di ottimizzare pesi e ingombri.
Da tener presente anche che l’albero motore è lo stesso che JCB utilizza nei suoi motori a idrogeno e diesel 448, a dimostrazione di come l’auto da record di velocità sia costruita sulla base di componenti di produzione.
Il risultato ambientale è sorprendente: durante un intero lancio da record, l’Hydromax consumerà appena due chilogrammi di idrogeno, rilasciando come unico residuo allo scarico solo 18 litri di acqua pura.
DESTINAZIONE UTAH: L’ASSALTO AL RECORD DI AGOSTO

Il mese prossimo la squadra si trasferirà a Bonneville, nello Utah, in occasione della celebre SpeedWeek. L’obiettivo dichiarato è ottenere l’omologazione ufficiale della FIA (Fédération Internationale de l’Automobile) e superare la barriera dei 563 km/h (350,092 mph).
Si tratta dello stesso record stabilito nell’agosto del 2006 dal leggendario JCB Dieselmax (sempre guidato da Andy Green), un primato che resiste tuttora imbattuto. L’Hydromax, tuttavia, si presenta ai blocchi di partenza decisamente più leggero, potente e veloce del suo antenato.
L’operazione è fortemente sostenuta dal presidente di JCB, Lord Anthony Bamford, che ha guidato personalmente un investimento aziendale da 100 milioni di sterline nello sviluppo di motori puliti. «Dodici mesi fa questo veicolo era solo un insieme di disegni discussi in una stanza piena di ingegneri – ha commentato Lord Bamford –. Oggi è una realtà, su ruote, funzionante e in fase di collaudo nel Regno Unito. Il team ha fatto un lavoro straordinario per portarci a questo punto. Ora la nostra attenzione si concentra sulla vera sfida: stabilire un record mondiale di velocità su terra con motori a idrogeno a Bonneville».
«Oltre 150.000 ore di lavoro ci hanno portato a questo punto; la prossima fase ci permetterà di scoprire cosa è realmente in grado di fare il veicolo, non cosa pensiamo che farà – ha dichiarato Ryan Ballard, JCB Engineering Director e responsabile del progetto –. Ogni giro, ogni rifornimento e ogni cambio gomme che effettueremo nel Regno Unito non sarà una novità per il nostro team una volta impegnato sul lago salato di Bonneville. Il nostro obiettivo è semplice: arrivare a Bonneville completamente preparati, con un veicolo e un team che sappiano esattamente cosa fare».
UN DNA VOTATO ALLA VELOCITÀ

Questo tentativo di record non è un caso isolato, ma si inserisce nella lunga tradizione di sfide ingegneristiche firmate JCB. L’azienda, che ha recentemente festeggiato gli 80 anni di storia e produce oltre 300 modelli di macchine industriali ed agricole , non è nuova a queste imprese: nel 2014 ha firmato la terna più veloce del mondo (116 km/h con il JCB GT) e nel 2019 ha conquistato il titolo di trattore più veloce del pianeta con il Fastrac, capace di raggiungere i 217 km/h.
La spedizione a Bonneville farà inoltre da perfetto volano commerciale per il brand, anticipando l’imminente apertura del nuovo mega-stabilimento produttivo da 500 milioni di dollari a San Antonio, in Texas, che, costruito su una superficie di 100.000 metri quadrati e 160 ettari, con 1.500 persone impiegate al suo interno, è destinato a dare ulteriore slancio al mercato statunitense.
Fonte: JCB