Cresce l’incertezza sul futuro della Goldoni spa di Migliarina di Carpi, in provincia di Modena, entrata a far parte nel 2015 della holding industriale e di partecipazioni Arbos Group controllata al 100 per cento da Tianjin Lovol Heavy Industry Co. Ltd., con sede a Tianjin, nella Repubblica Popolare Cinese.

Goldoni spa

Lo scorso 14 febbraio la direzione aziendale Goldoni spa ha comunicato ai sindacati di aver depositato presso il Tribunale di Modena la richiesta per l’avvio della procedura concorsuale di concordato preventivo.

Una decisione che, come è stato evidenziato anche dalla stampa locale, marcia in direzione nettamente contraria a quello che era parso essere il percorso delineato dai vertici dell’azienda, dai quali i 240 dipendenti, senza considerare i 16 lavoratori occupati nell’appalto della logistica, si attendevano  l’assolvimento degli impegni verso i fornitori e la progressiva ripresa della produzione, a partire dagli ordinativi esistenti.

LA REAZIONE DEI LAVORATORI

L’assemblea dei lavoratori ha  pertanto votato un ordine del giorno che chiede il ritiro immediato della procedura concorsuale, la continuità produttiva, il pagamento dei fornitori e la convocazione di un tavolo istituzionale per affrontare la situazione.

Inoltre, come era già accaduto lo scorso dicembre, sono stati organizzati due scioperi con presidio, il primo il 17 febbraio davanti al Municipio di Carpi, dove una delegazione di lavoratori ha incontrato i sindaci di Carpi e di Rio Saliceto, e il secondo, il giorno successivo, davanti allo stabilimento di Via Canale Svoto.

IN ATTESA DELL’APPUNTAMENTO CON I VERTICI AZIENDALI

Cgil Modena, con un documento firmato RSU Goldoni Fiom/Cgil Carpi, fa inoltre sapere di aver formalizzato la richiesta di attivare immediatamente un tavolo di crisi presso la regione Emilia Romagna. «I vertici della multinazionale che si incontreranno giovedì 20 febbraio – afferma l’organizzazione sindacale – devono prendere atto delle istanze che provengono dai lavoratori e dalle istituzioni. Istanze che fanno riferimento alla responsabilità sociale dell’impresa ed alle ricadute sul territorio».

IL PESO DELL’ASSENZA DI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Una procedura di concordato preventivo, fanno presente sempre la RSU e la Fiom di Carpi, oltre ai costi della procedura stessa, scaricherà sui fornitori creditori (già coinvolti nel primo concordato del 2015) ulteriori oneri, ne comprometterà ulteriormente i rapporti, avrà conseguenze negative sui posti di lavoro nell’indotto e si ripercuoterà sull’organizzazione della produzione.

La situazione peraltro  è ulteriormente aggravata dall’assenza di ammortizzatori sociali, cancellati dalle normative introdotte nel 2015 dal Jobs Act. Gli ammortizzatori sono infatti stati esauriti nella precedente crisi e hanno consentito il passaggio di proprietà nel 2016, la salvaguardia dello stabilimento e dell’occupazione. Su questo punto sono in corso contatti con il Ministero del Lavoro per attivare un ammortizzatore in deroga.

Fonte testo e foto: Cgil Modena