«Un tentativo, tanto tardivo quanto sterile, di ridimensionare un risultato concreto che Uncai non è stata capace di ottenere in nessun territorio». È quanto si legge nel comunicato stampa diffuso da CAI Agromec con il quale l’Unione delle associazioni a cui aderiscono le imprese di meccanizzazione agricola che svolgono l’attività del contoterzismo prevalentemente nell’ambito dell’agricoltura, dell’ambiente e del territorio respinge con fermezza le osservazioni diffuse da Uncai sull’Albo degli agromeccanici della Regione Marche,

UNA TUTELA CONCRETA PER LE IMPRESE AGROMECCANICHE MARCHIGIANE

«La legge regionale n. 14/2025 – prosegue la nota stampa – è stata approvata, la delibera attuativa è stata completata: le imprese marchigiane hanno oggi finalmente uno strumento reale di qualificazione e di future opportunità rispetto a bandi e contributi. UNCAI, di fronte a un fatto compiuto, sceglie di rincorrere distinzioni teoriche invece di misurarsi con i risultati.

È singolare che chi da anni annuncia una riforma nazionale necessaria per arrivare ad una definizione e ad un riconoscimento chiaro e definitivo delle imprese agromeccaniche, obiettivo che riteniamo assolutamente fondamentale e necessario e su cui stiamo lavorando (fino a qualche mese fa, anche con un percorso condiviso da cui Uncai si è sfilata), faccia affermazioni così riduttive e parziali su un problema che deve essere risolto a livello nazionale».

DISTINZIONE TRA ATTIVITÀ E IMPRESA: LA POSIZIONE DI CAI AGROMEC

«La norma marchigiana – fa presente CAI Agromec – non nasce per confondere agricoltura e agromeccanica, ma per fotografare una realtà che nei territori è spesso più articolata delle definizioni da manuale. Esistono imprese agromeccaniche che coltivano anche superfici proprie ed esistono imprese agricole che offrono anche servizi conto terzi e in questo caso con modalità diverse: in modo strutturato, organizzato, con un’attività a reddito d’impresa piuttosto che in regime di connessione.

L’Albo marchigiano non abolisce la distinzione tra attività e impresa, ma la accerta caso per caso, non a caso ci sono sezioni diverse per tipologie di imprese diverse, sulla base dei requisiti fissati dalla legge stessa, evitando di lasciare fuori chi opera realmente nel settore e nello stesso tempo potendo permettere interventi mirati in funzione delle diverse tipologie di imprese iscritte».

DALLA BERNARDINA: «I FATTI CONTANO PIÙ DELLE POLEMICHE»

Gianni Dalla Bernardina, presidente di CAI Agromec

«Un conto è scrivere comunicati sulla “purezza” delle categorie, un altro è rappresentare davvero le imprese che ogni giorno lavorano nei campi – dichiara il presidente di CAI Agromec, Gianni Dalla Bernardina (nella foto sopra) –. La legge marchigiana non confonde nulla: non dice che chi coltiva è automaticamente agromeccanico, né il contrario, ma identifica chi svolge effettivamente attività agromeccanica, senza lasciare nessuno escluso per il solo gusto dello steccato ideologico. È un principio di sostanza, non di etichetta: se a qualcuno questo dà fastidio, il problema non è la legge delle Marche».

Non sfugge, peraltro, la tempistica delle critiche, arrivate solo a iter concluso e mai in fase di confronto istituzionale: un atteggiamento più utile ad apparire che a tutelare davvero la categoria.

«Il compiacimento che Uncai liquida con sufficienza è quello di imprese vere, che oggi hanno un Albo e un riconoscimento che prima non avevano – conclude Dalla Bernardina – Non abbiamo mai sostenuto che il nostro compiacimento rappresenti l’intera categoria, né abbiamo bisogno di farlo posto che nella Regione Marche abbiamo la rappresentanza esclusiva di tutti i territori e con le nostre aziende ci siamo confrontati ed abbiamo concertato questo importante traguardo. Le Marche hanno dato una risposta concreta a un problema concreto. Agricoltura e agromeccanica sono realtà imprenditoriali distinte e complementari? Assolutamente sì, ma la complementarità non si costruisce a colpi di comunicati, si costruisce con i fatti. E i fatti, questa volta, parlano marchigiano, grazie all’indispensabile e professionale apporto delle nostre associazioni territoriali con i referenti Luciano Petrini, Silvano Ramadori e Andrea Morroni».

CONFERMA DELLL’IMPEGNO PER «UN’IDENTIFICAZIONE NAZIONALE OMOGENEA DELLE IMPRESE AGROMECCANICHE»

CAI Agromec afferma infine di continuare a perseguire l’obiettivo di un’identificazione nazionale omogenea delle imprese agromeccaniche, ma di non ritenere che questo debba passare per la contrapposizione tra le esperienze regionali già avviate, fondamentali per avere risposte da subito nei territori a fronte di un riconoscimento della categoria e in attesa di un’auspicabile ma non scontata norma nazionale.

Fonte: CAI Agromec