Non è stato solo un compleanno, ma un ponte tra la memoria e il futuro. L’assemblea per l’80° anniversario di APIMAI Ravenna ha celebrato un traguardo dal forte valore simbolico, sottolineato anche dalla solida moneta di bronzo regalata a tutti i 350 ospiti presenti al Palace Hotel di Milano Marittima. L’evento ha allineato la storia dei contoterzisti ravennati a un percorso di continua ripartenza, parallelo a quello vissuto dal Paese dopo il secondo conflitto mondiale.

A riavvolgere il nastro della memoria è stato il direttore di APIMAI Ravenna Roberto Scozzoli (nelle foto sopra e sotto) commentando un emozionante video storico. «Le origini risalgono al 16 aprile 1945 – ha ricordato Scozzoli – quando 16 contoterzisti si recarono dal notaio, aprendo poi l’ingresso ad altri 24 colleghi. L’associazione nacque per una necessità impellente: c’era un enorme bisogno di approvvigionarsi di grano e di rimettere i terreni in produzione».Dall’aratura all’erpicatura, fino alla sistemazione dei fossi presenti nel primo tariffario storico, l’evoluzione è stata radicale: «I servizi sono rimasti gli stessi nella sostanza, ma è cambiata radicalmente l’efficienza e la conoscenza necessaria per ettaro coltivato. Oggi vediamo le stesse famiglie fondatrici ancora presenti, vive attraverso l’impegno di figli e nipoti».
LE SFIDE FUTURE E LA PROPOSTA DELLA CREAZIONE DI UNA FONDAZIONE AGRICOLA PER IL TERRITORIO DI RAVENNA

La celebrazione non si è limitata alla nostalgia. «La vera sfida per il futuro non è prevederlo, ma contribuire a costruirlo», ha affermato Roberto Fantoni, presidente del Consorzio APIMAI Servizi, lanciando un messaggio di proattività.
In perfetta sintonia con lo spunto offerto da Fantoni, anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, si è espresso sul tema in un videomessaggio. De Pascale ha definito gli agromeccanici una vera e propria «eccellenza della nostra terra», riconoscendo che questo pilastro è oggi chiamato a fronteggiare sfide sempre più complesse e per questo merita un sostegno concreto.
Su questa scia si è inserita la proposta forte lanciata da Scozzoli: la creazione di una Fondazione agricola per il territorio di Ravenna. Un progetto che veda APIMAI Ravenna collaborare con i sindacati agricoli e gli organi istituzionali locali con un obiettivo preciso: preservare la cultura agricola del territorio, valorizzarla e renderla attuale con una visione strategica.
COESIONE SOCIALE E IL RUOLO CRUCIALE SVOLTO NELL’EMERGENZA ALLUVIONE DEL 2023

La necessità di una struttura culturale e operativa così forte nasce anche dalla consapevolezza del ruolo cruciale che i contoterzisti svolgono per la coesione sociale, emerso prepotentemente dopo la tragica alluvione del 2023.
Il Prefetto Raffaele Ricciardi, portando una testimonianza personale in quanto «nipote di contadini» e avendo nel DNA il «valore della terra», ha reso omaggio alla fatica del lavoro agricolo, simboleggiato dall’immagine della «terra è bassa», e ha definito il contoterzista un attore indispensabile «per la crescita di comunità e territorio». Il Prefetto ha poi evidenziato il contributo fondamentale offerto durante l’emergenza alluvione, sia dal punto di vista personale sia da quello tecnico e meccanico, e ha concluso: «Quando un’associazione di categoria mantiene vivo un territorio fa in modo che non ci siano sacche di povertà e problemi per sicurezza pubblica, dove c’è lavoro, solidarietà le cose vanno bene per tutti».
LOFFREDO: L’OPERATO DEGLI AGROMECCANICI NELL’EMERGENZA ALLUVIONALE «UNA FORMA DI PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO SPONTANEO», CAPACE DI DARE RISPOSTE IMMEDIATE
Gianluca Loffredo, Vice Commissario alla ricostruzione, ha definito l’operato degli agromeccanici nell’emergenza alluvionale «una forma di partenariato pubblico-privato spontaneo», capace di dare risposte immediate laddove la pubblica amministrazione faticava ad arrivare.
L’Assessore all’Agricoltura di Ravenna Barbara Monti ha ribadito: «L’agricoltura non è solo economia, è geopolitica e sicurezza della comunità».
IL CUORE POLITICO DELL’ASSEMBLEA: L’ISTITUZIONE DELL’ALBO PROFESSIONALE

Il cuore politico dell’assemblea ha toccato l’istituzione dell’Albo professionale, un passaggio ormai improcrastinabile per dare forma giuridica a una figura sempre più fondamentale. La stessa proposta di una Fondazione agricola ravennate si basa su una profonda consapevolezza di dover fare un passo nella verso una più consapevole professionalità e modernità in agricoltura.
Aproniano Tassinari, presidente UNCAI, ha toccato le corde dell’orgoglio di categoria: «Apimai Ravenna ha dimostrato che la parola “agromeccanici” non è solo un’etichetta… L’Albo Nazionale non è un sogno lontano, ma una garanzia di qualità, trasparenza e competenza». Tassinari ha parlato delle economie di scala che gli agromeccanici portano anche nella gestione del territorio non solo nelle aziende agricole: «La vostra capacità di leggere i territori supera i confini della singola azienda agricola per abbracciare orizzonti più ampi, essenziali per la tutela dell’ambiente».
LE COMMISSIONI ALLA CAMERA HANNO DATO PARERE POSITIVO E IL MINISTERO HA TROVATO I FONDI

Sul tema legislativo è intervenuto l’On. Davide Bergamini, portando ottime notizie: «Le commissioni alla Camera hanno dato parere positivo e il Ministero ha trovato i fondi. Confido che in primavera il testo arrivi in aula». È in corso una proficua interlocuzione tra CAI Agromec e Uncai per rendere l’Albo uno strumento comune. «L’istituzione dell’Albo risponde a un duplice imperativo. Da un lato, stabilisce percorsi professionali chiari, essenziali per contrastare la concorrenza sleale nel settore. Dall’altro, l’Albo funge da potente catalizzatore per le nuove generazioni: le sue caratteristiche 4.0 e 5.0, unite alla garanzia di accesso a bandi e formazione specifica, ne fanno lo strumento chiave per attrarre i giovani verso l’agricoltura del futuro».
LA TECNOLOGIA 4.0 E 5.0: RICHIESTA DI SEMPLIFICAZIONE E SPECIALIZZAZIONE

Subito dopo, Fabrizio Canesi, coordinatore nazionale UNCAI, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di semplificazione e parità normativa: «La categoria deve essere equiparata agli agricoltori su temi specifici come, per fare un esempio di oggi, la gestione digitalizzata dei rifiuti. Ridurre gli oneri burocratici ed evitare regole differenziate per le stesse attività aumenterebbe l’attrattività del settore per i giovani».
Il futuro è tecnologico. Gianni Di Nardo, segretario generale di Federacma, ha evidenziato come le officine dei rivenditori di mezzi agricoli cerchino ormai «camici bianchi» e non più solo meccanici.
Lorenzo Iuliano, dell’Ufficio tecnico di FederUnacoma, ha invece messo in guardia da fraintendimenti ormai diffusi: «La guida automatica e le tecnologie di bordo non servono per fare dirette su instagram, ma per monitorare i dati che le macchine raccolgono in campo, sempre più numerosi e preziosi». Ha sottolineato come il contoterzista sia un punto di riferimento per i costruttori di macchine agricole, perché è tra i pochi a sfruttare davvero tutto il potenziale delle nuove dotazioni tecnologiche, indispensabili per offrire agli agricoltori un servizio competitivo e completo. «Per governare la tecnologia oggi presente su un trattore – ha aggiunto – servono corsi e approfondimenti che vanno ben oltre qualche ora di formazione. Solo così si possono ottenere risparmi, risultati produttivi superiori e maggiore sostenibilità ambientale. In un settore che ragiona per economie di scala, servono veri percorsi scolastici dedicati, quelli che distinguono i professionisti dagli appassionati».
Donato Rossi, delegato di giunta nazionale di Confagricoltura per le politiche agromeccaniche, dopo aver ricordato che il rapporto di partenariato tra UNCAI e Confagricoltura si è affermato come un unicum nel sistema sindacale italiano, ha sintetizzato: «Smart e digital farming non sono slogan, ma il sistema attuale di fare agricoltura. Il contoterzista crea il trait d’union tra agricoltura e ambiente, garantendo sostenibilità e ricambio generazionale».
APPELLO FINALE: UNITÀ E OPPORTUNITÀ CONCRETE PER I GIOVANI
A chiudere l’assemblea è stato il presidente di APIMAI Ravenna, Roberto Tamburini, con un appello accorato e pragmatico: «C’è bisogno di gente specializzata. I giovani sono la nostra forza, ma occorre dare loro opportunità concrete, non raccontare favole. Se siamo qui dopo 80 anni è perché abbiamo fatto tutto il possibile per essere all’avanguardia. Dobbiamo difendere il nostro futuro, tutti insieme».
Fonte: Uncai