L’agricoltura di domani ha trovato la sua casa alle porte di Bologna. Lo scorso 20 aprile 2026, l’Università di Bologna ha ufficialmente inaugurato le nuove infrastrutture di ricerca del Centro Didattico Sperimentale di Cadriano, un progetto ambizioso che punta a trasformare il settore agroalimentare attraverso la digitalizzazione e la sostenibilità.

Al taglio del nastro (nella foto sopra) hanno partecipato figure istituzionali di primo piano, tra cui il rettore Giovanni Molari, il ministro dell’Università e Ricerca Anna Maria Bernini e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, a testimonianza della rilevanza strategica dell’opera per l’intero sistema Paese.
UN INVESTIMENTO DA 12 MILIONI DI EURO PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Il potenziamento del polo di Cadriano dell’Università di Bologna è stato reso possibile da un investimento di oltre 12 milioni di euro provenienti dai fondi PNRR. L’intervento si inserisce nel progetto nazionale Agritech e in particolare nello Spoke 3 coordinato dall’Alma Mater, dedicato alle tecnologie abilitanti per la gestione intelligente dei sistemi agricoli.
L’obiettivo è chiaro: accelerare la transizione verso modelli produttivi che siano al contempo più efficienti e meno impattanti sull’ambiente, ottimizzando le risorse e riducendo drasticamente gli sprechi.
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TECNOLOGIE D’AVANGUARDIA: A PARTIRE DA UNA CAMERA SEMIANECOICA PER LA VERIFICA DELLE INTERFERENZE ELETTROMAGNETICHE SU COMPONENTI E MACCHINE AGRICOLE

Il cuore del nuovo centro è rappresentato da infrastrutture tecnologiche uniche nel loro genere, come la nuova camera semi-anecoica e la pista rinnovata per testare i veicoli agricoli.
Nel primo caso si tratta di una struttura fondamentale per testare la resistenza dei moderni trattori alle interferenze elettromagnetiche esterne, garantendo la sicurezza di mezzi sempre più digitalizzati. Com’è risaputo, infatti, i trattori e veicoli tecnologicamente evoluti utilizzati oggi in agricoltura sono sempre più soggetti alle interferenze provenienti da campi elettromagnetici esterni che possono causarne anomalie di funzionamento.
Le misurazioni effettuabili grazie alla nuova camera riguardano la resistenza delle dotazioni elettriche ed elettroniche delle macchine agricole o di loro singoli componenti a campi elettromagnetici appositamente generati in un percorso standardizzato; allo stesso tempo i sensori sono in grado di misurare il livello di emissione di radiazione elettromagnetica da parte dei veicoli.
UN’AREA RINNOVATA E DEDICATA AI TEST PER I SISTEMI A GUIDA AUTONOMA

Accanto alla camera, la pista di prova del Laboratorio di Meccanica Agraria ha beneficiato di un importante intervento di manutenzione straordinaria, con la ripavimentazione che incontra le esigenze dei moderni veicoli agricoli e dei sistemi a guida autonoma.

Accanto ad essa, è stata integrata una nuova area destinata alle prove per trattori e veicoli autonomi: dalla capacità del veicolo di operare autonomamente nel rispetto dell’area di lavoro assegnata a quella di rilevare ed evitare ostacoli imprevisti a tutela degli operatori e dell’ambiente circostante. I risultati consentiranno di elaborare procedure di prova standardizzate dedicate alle prestazioni di sicurezza dei trattori a guida autonoma.

Da segnalare anche due nuovi laboratori scientifici d’avanguardia, dedicati rispettivamente alla ricerca in ambito vegetale e allo studio delle condizioni ottimali per la conservazione di frutta e ortaggi.
Queste innovazioni produrranno un impatto decisivo su un comparto che sta profondamente mutando per rispondere alle sfide del presente, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse, riduzione degli sprechi, creazione di valore attraverso nuovi rapporti con i consumatori e tra l’agroindustria e il settore agricolo.
UN MODELLO DI COLLABORAZIONE TRA RICERCA E IMPRESA
Secondo il rettore Giovanni Molari, Cadriano è oggi un «hub di riferimento nazionale ed europeo», un luogo dove la ricerca teorica si traduce in pratica quotidiana a beneficio di agricoltori e imprese.
Un concetto ribadito dal ministro Bernini, che ha definito il Centro un «cambio di paradigma» capace di superare i confini tradizionali tra università e industria. Anche il ministro Lollobrigida ha sottolineato come l’Italia si confermi all’avanguardia non solo per la qualità dei prodotti, ma anche per lo sviluppo di tecnologie capaci di garantire sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Con questa inaugurazione, l’Università di Bologna non solo rinnova le proprie strutture, ma lancia una sfida ambiziosa: trasformare concretamente l’agricoltura per renderla resiliente di fronte alle sfide del presente.
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Fonte immagini: UNIBO Magazine